R3L

Il Romanzo dei Tre Licei
who needs enemies when you've got friends

Link

Bottoni

Contatore

visitato *loading* volte

 
lunedì, 14 marzo 2005
giorno 5/12 : capitolo_18

<< Lo domando a tutte... Cosa sapete del sesso? >>
Sozzone portò indietro le braccia per poggiare tutto il proprio malandato peso sulla cattedra alle sue spalle; elaborando un complesso equilibrio vettoriale di forze gravitazionali e resistenze materiche, riuscì perfino a dondolare il proprio baricentro sul tacco dei proprio mocassini. Era infatti convinto che barcollare come una Lolita obesa e irsuta fosse un qualche segnale da maschio dominante, una specie di richiamo sessuale per specie in amore.
Perchè Donato Sozzone aveva un sacco di strane convinzioni, assurdi teoremi sulla vita e loro applicazioni pratiche che difficilmente sarebbero stati condivisi da qualcuno che non fosse tragicamente ottuso o mentalmente deceduto. A partire dalla lettura di numerosi pornomagazine, consegnati poi alla memoria storica di un vecchio albero in campagna, si era convinto che qualsiasi donna ad eslusione di sua madre fosse sempre e comunque da considerarsi una grandissima troia : non importava quanto si cercasse di dissimulare questa verità perchè essa veniva sempre puntualmente a galla con le giuste premesse da parte dell'uomo; che queste necessarie introduzioni includessero tre bottiglie di buon vino o soltanto cinque sberle, era indifferente. Nessuna donna, si ripeteva Sozzone con radicato convincimento, poteva dirsi disinteressata al cazzo. Bastava soltanto presentarglielo nel modo giusto ed insistere fino al crollo di tutte quelle stupidaggini morali che spesso privavano le femmine di ogni buon istinto.
<< Non siate timide, ragazze. Non vi mangio mica! >> Sorrise peccaminoso a quel doppio senso involontario ma la barba scura nascose gran parte del gesto. C'era tutto il giorno a disposizione e con Buio ad occuparsi di galletti e contestatori non aveva altro di cui preoccuparsi; sarebbe rimasto in quell'aula il tempo necessario per scovare la troietta che avrebbe abboccato al suo amo. Altro doppio senso, altro sorriso con successivo principio di erezione.
A dire la verità, la sua piccola personale selezione era cominciata dopo pochi minuti dalla chiusura della classe. Si trattava infatti di valutare attentamente le studentesse presenti alla ricerca di quei segnali che avrebbero caratterizzato la solita sgualdrina minorenne anziosa di sedurre ed essere presa con forza da mani adulte. Un trucco troppo accentuato, una minigonna inguinale, tacchetti al posto delle solite Adidas : c'erano decine di dettagli che un occhio esperto come il suo aveva ormai imparato a cogliere e, nonostante i risultati spesso lo smentissero, l'apparenza non ingannava mai.
La prima selezione, dunque, era stata visiva ed aveva portato all'eliminazione di una trentina delle ragazze presenti. Era stato necessario allora passare ad una fase attitudinale, dove Sozzone avesse potuto analizzare il livello di disponibilità sessuale delle concorrenti a questa sua buffa competizione. Per questo aveva inziato a parlare di sesso : l'argomento si prestava perfettamente allo scopo e presto o tardi avrebbe avuto le risposte che cercava. Sarebbe bastata una risposta disinibita, un doppio senso pronunciato con malizia o anche soltanto uno sguardo d'intesa... Presto avrebbe trovato la sua piccola troietta dalla pelle liscia come seta, dal culetto giovane e sodo e dalle sottili labbra rosa perfette per...
<< ...Professore? >>
Sozzone ritornò alla realtà e così il suo pene. Si era lasciato coinvolgere dalle proprie fantasie al punto da non essersi accorto che una bella moretta aveva alzato timidamente la mano.

Sandro Celeste, al contrario, dalla realtà non riusciva a fuggire : i pugni violenti che Buio gli assestava al volto e allo stomaco erano un continuo richiamo alle esperienze terrene, soprattutto alle più dolorose. Strinse i pugni per dimenticare il flusso continuo di segnali nervosi che ripetavano in coro - Pericolo! Pericolo! - e ignorò quell'emisfero del cervello che cercava di farlo scappare da almeno dieci minuti. I suoi riflessi funzionavano ancora bene e riusciva a schivare una buona quantità di colpi; ma Sandro sapeva che una difesa ad oltranza non era certo un buon modo per vincere.
A conferma di questo, un anfibio gli colpì la gamba sinistra con forza tale da farlo cadere in ginocchio con una smorfia poco dignitosa. Alzò lo sguardo per incontrare gli occhi di Luca e realizzò che dal sinistro non ci vedeva. Intorno a lui c'erano i corpi svenuti o agonizzanti dei ragazzi che lo avevano accompagnato; sentì risalire in gola l'ennesimo rigurgito di sangue e si chiese come fosse possibile che sei di loro non fossero stati capaci di fare assolutamente nulla. Luca Buio possedeva davvero una forza fuori dall'ordinario, qualcosa di cui aveva sentito parlare ma che adesso si stava divertendo a fratturagli le costole. << Vaffanculo... >> gorgogliò con difficoltà.
Nonostante tutto, Celeste non si arrese. Trovò le energie ed i secondi necessari per rialzarsi e tornò in piedi, pronto a proseguire il combattimento. << Se questo fosse un film... >> disse abbozzando un sorriso di sfida, << ...a questo punto dovrei vincere, non trovi? Gli stronzi come te alla fine perdono sempre >>
Aveva un'occhio gonfio, decine di lividi sulla faccia ma la sua determinazione c'era ancora tutta. Era Sandro Celeste, cazzo.

19 anni ad Ottobre, Sagittario con ascendente Brad Pitt, Sandro Celeste era un ragazzo piacevolemente atletico, il maggiore e più popolare della famiglia. Punto di riferimento per i ragazzi dell'istituto tecnico, era una persona disponibile e solare che guardava dritto davanti a sè senza mai dimenticarsi di chi gli stava intorno. Il suo curriculum scolastico, se mai ne avessero redatto uno, sarebbe stato un rispettabile esempio di studio senza esagerazione : Sandro adorava il 7, sulla pagella e nelle stelle dell'Orsa in cielo.
Di buon gusto in fatto di ragazze e vestiti, mescolava elementi tipicamente modaioli con dettagli frutto dell'estro artistico della sorella Chiara. Era lei, si diceva, ad aver perfezionato il piccolo capolavoro di mamma Celeste fino a renderlo quell'affascinante biondo dagli occhi castani che schiere di ammiratrici abbordavano alle feste.
Cantante di un gruppo ormai sciolto, era stato rappresentante d'istituto ma aveva mollato dopo il primo incarico. Per Sandro la vita era troppo breve per svenderla all'abitudine ed alla monotonia : c'era sempre troppo da fare per preoccuparsi delle repliche. Ricordava anche di aver buttato giù una canzone a questo proposito, ma il suo inglese si era dimostrato così osceno che i suoi amici lo avevano deriso per mesi; "Live before you die" era stata poi riscritta dalla sorella ed era diventata una ballata acustica di discreto successo, scomparsa dopo una sortita minacciosa della SIAE che ne aveva recuperato una versione precedente nella discografia USA dei Social Distortion.
C'era così tanto di Chiara nella sua vita che a volte Sandro si chiedeva cosa mai ne sarebbe stato di lui se non fosse stato per quella sua matta consanguinea.

<< La sai una cosa, Celeste?...>> Luca lo fissò con occhi crudeli come fossero il primo tempo del prossimo olocausto.
<< Ho sempre avuto voglia di farmi tua sorella Chiara >>

Postato da: rocketharken a 14:27 | link | commenti (7)
racconto

mercoledì, 09 marzo 2005
giorno 5/12 : capitolo_17

Ogni luogo ha le sue leggende; che sfreccino a 300 km orari, nascondano la propria tonnellante massa in pochi metri cubici di lago o governino i fulmini dall'alto di un monte, gli eroi hanno sempre vissuto camminando tra gli uomini, rimorchiandoli spesso e volentieri. Il Virgiliox, come ogni altro aggregato pre-e-post anno zero, non faceva eccezione : tra i suoi corridoi si cantavano inni a spericolati motociclisti riccioluti, cantanti dalla bellezza ultraterrena e seduttrici dagli occhi verdi e dalle calze nere. Se mai un antropologo si fosse interessato a questa cultura nata tra banchi e cessi, ne avrebbe scoperto il fitto sottobosco mitologico fatto di imprese impossibili e di lotte violente, di dolci storie d'amore e gloriosi atti d'alcolismo post-diploma; molti di questi racconti erano forse precedenti alla nascita della polistruttura ma erano stati perfettamente integrati nella cosmologia scolastica nel giro di pochi mesi. Perchè la storia dei tre licei era qualcosa che poteva passarti accanto con uno strattone, concreta come un nome scritto col pennarello indelebile o impalpabile come centinaia di sguardi tutti sullo stesso culo.
Per questo ad ogni studente, matricola o maturando che fosse, era ben noto il pantheon a cui rapportarsi nella vita di ogni giorno. I nemici dell'umanità, ad esempio, erano chiaramente Satana, Lucifero e Luca Buio, con la sottile quanto concreta differenza che solo quest'ultimo finiva per lasciarti gravisismi lividi, fratture e sangue raffermo ai lati della bocca; i due mitologici avversari del bene sembravano limitarsi a fugaci apparizioni nelle ore di letteratura inglese o nei film con Schwarzenegger.

Per questo Sandro Celeste era perfettamente a conoscenza del pericolo rappresentato da quel sociopatico formalmente conosciuto come Luca Buio. Perfino per gente combattiva come lui, Buio era semplicemente imbattibile : troppo massiccio, letale e feroce per essere confrontato sul piano della violenza fisica. Si diceva che avesse studiato una qualche arte marziale poi riadattata secondo il suo personale gusto per le lesioni permanenti; qualcuno raccontava anche che avesse ucciso il maestro come nei film d'azione di Hong Kong, ma questo dettaglio disinteressava i più. Sandro ricordava con amarezza quella rare occasioni in cui, intervenuto per salvare qualche matricola da una sedia a rotelle prematura, era stato a malapena capace di difendersi dagli attacchi di quella furia.
Ripensò a quello che stava per fare e quando vide davanti a sè l'ingresso del liceo scientifico decise che quella doveva certamente essere la bocca di un qualche inferno e che lui ci si stava gettando di proposito; lo accompagnava uno sparuto gruppetto di eroici studenti suoi coetanei ma il maggiore dei Celeste era sveglio abbastanza da sapere che qualche ragazzo in più non avrebbe fatto alcuna differenza. C'erano cosa, si disse, che non potevano essere cambiate e tra queste vi era certamente l'assoluta invicibilità di uno come Luca Buio.
Ma a questo mondo la forza ultraterrena di un ventiduenne bastardo non era certo la sola ed unica certezza : i Celeste non si arrendevano e soprattutto non perdevano. Sandro portava con orgoglio il cognome di una famiglia che non aveva mai abbassato la testa e nelle cui vene scorreva il sangue di antichi cavalieri, o almeno così gli era stato detto da un test su internet di cui non ricordava lo scopo. Mentre correva lungo una prima rampa di scale in direzione delle aule, decise che non gli importava che Buio fosse lo studente più pericoloso dei tre licei : se quello squallido opportunista di Sozzone intendeva usarlo per regolare qualche conto in sospeso allora i suoi pugni si sarebbero schierati per difendere, si fosse anche trattato di quell'egocentrico di Caos. 
<< Sozzone vuole che Buio pesti qualcuno al posto suo... Viscido grassone! >>, gli fece eco uno dei suoi compagni.
<< Se gli studenti sono stati organizzati come da noi, i maschi dovrebbero stare al terzo piano. >> Con un sorriso ironico, Sandro realizzò che questo era il loro solo ed unico piano di battaglia. Era improbabile che una qualche ragazza avesse fatto torto al professor Sozzone ed era altrettanto ovvio che gente altezzosa e stronza come Carlo Caos doveva per forza avere parecchi nemici sparsi per il Virgiliox.

Il ragazzo che venne respinto con violenza sul pianerottolo alle loro spalle rappresentò invece una sorta di smentita a questa interessante teoria.
Dalla porta del secondo piano emerse infatti Luca Buio; per alcuni, la manifestazione concreta di una suprema volontà ordinatrice con la passione per i cattivi da action-movie e per la sofferenza dei deboli. Fece qualche passo in avanti, incrociando lentamente le mani sul petto e fissandoli con occhi neri dai curiosi riflessi color fiamma, cangianti come fuoco ardente. Ignorando quel manipolo di ardimentosi sfigati, concentrò tutta la sua attenzione su Sandro.
<< Dimmi Celeste, a voi altri stronzetti non hanno spiegato che é vietato uscire dalle proprie aule? >>
Alle loro spalle, il ragazzo precipitato poco prima rantolò d'essersi rotto una gamba.

Postato da: rocketharken a 12:40 | link | commenti (1)
racconto

lunedì, 07 marzo 2005
giorno 5/12 : capitolo_16

 Alessandro Magno, Cesare, Raoul : molti grandi conquistatori, accingendosi ad imprese che avrebbero cambiato il corso del mondo, hanno consegnato alla storia frasi che gli sono poi sopravvissute fino a diventare battute di barbute star del cinema. Con parole vive come sangue ed ardenti come fuoco hanno espresso concetti grandiosi, capaci di muovere gli animi a centinaia e sposarsi perfettamente ad una colonna sonora di John Williams; concetti che sono ora frammenti di quel racconto immortale dell'umanità e che non saranno mai dimenticati finchè esisteranno multisala e THX.
Era dunque il tempo per tre studenti del Virgiliox di dare voce possente al proprio cuore ed esprimere tutto il senso del proprio agire attraverso poche parole pronte a riecheggiare come cori di tempesta. Nel pallido primo mattino di un insolito 5 Dicembre, questi ragazzi davano voce al destino dei tre licei:

Ore 9:00. << Capisco >>, disse Luca Bene.
Ore 9:30 circa. << Brutto porco schifoso! >>, urlò Carlo Caos.
Ore 10 meno qualcosa. << Merda... >>, sussurrò Sandro Celeste.

E nonostante una certa innegabile fiacchezza espressiva, risultato della più totale mancanza di costruzione sintattica, di qualsivoglia figura retorica o ardito gioco linguistico, queste parole erano come centimetri di cortissime miccie che sarebbero presto bruciate fino alla loro esplosiva destinazione.

Sin dalla diffusione delle nuove circolari, avvenuta nelle prime ore della mattinata, il vicepreside Margherita si era incaricato di organizzare e gestire gli alunni del liceo classico; più di ogni altra cosa, al giovane professore premeva di spiegare la situazione  a quei ragazzi che sapeva essere stati in presidenza la sera prima, e quindi più che certi della presenza di Sacher al Virgiliox. Dopo aver tragicamente constatato che il numero di docenti ancora disponibli era così ridotto da impedire l'assegnazione di un adulto per classe, si limitò a chiudere molti ragazzi nelle proprie aulee chiedendo continuamente scusa per il grave disagio, a capo così chino da ricordare un giapponese ossequioso colto da gravissima paresi motoria. Gli studenti, per sua fortuna, erano in gran parte spaventati dai fatti di violenza della sera prima e non sembravano intensionati a piantare qualche altra scenata per poi ritrovarsi esplulsi ad velocità startreckiana; una sparuta minoranza, poi, sperava nell'arrivo di qualche televisione nazionale che concedesse a tutti i ragazzi rimasti a scuola l'occasione di parlare in tv del disagio giovanile e delle sette sataniche. Anche grazie all'aiuto dei rappresentanti d'istituto e di classe, Margherita riuscì a completare il suo giro di controllo in appena una quarantina di minuti, ritirandosi poi in un'aula d'angolo con gli studenti Bene, Giudizio, ed altri tre marmocchietti che erano stati tra le prime vittime del pestaggio di Rivolta.
<< Sono davvero dispiaciuto di tutto questo.  Sconvolto dall'incidente avvenuto a Nicola e dalla conseguenze che ora siamo tutti constretti a sopportare >> Il vicepreside Giancarlo non era persona da essere inutilmente stucchevole e gli piaceva rivolgersi ai ragazzi come ad esseri senzienti suoi pari.
<< Il coinvolgimento della famiglia Caos complica ulteriormente le cose ed é necessario che il preside Sacher prenda le distanze da questi fatti per non diventare un mezzo di rappresaglia politica dell'opposizione. Forse non siete ancora in grado di capire quanto complesse possano essere alcune situazioni ma tutto quello che vi chiedo, per il bene del nostro Virgiliox, é di dimenticare la vostra conversazione di ieri con il preside. >> Fece un breve pausa per cogliere gli effetti di queste sue parole. << Fate semplicemente conto di aver parlato con me e con il professor Sozzone. Nient'altro. >>
<< Capisco >>, disse Luca Bene.

Ad ogni conferma metallica dello scorrere della serratura, Sozzone allargava il proprio sorriso; quando infine estrasse la chiave per infilarsela in tasca aveva la faccia tirata in una smorfia di adipe e barba che la diceva lunga sulla sua soddisfazione. Aveva appena finito l'organizzazione degli studenti in comformità alle nuove circolari : a causa della mancanza di personale, tragica coincidenza, era stato costretto a confinare numerosi gruppi di studenti in aule da cui gli fosse impedito di uscire fino a nuovo ordine.
Girò su se stesso e comicinciò ad avviarsi senza fretta verso le scale; con sua immensa soddisfazione, la classe che si lasciava lentamente alle spalle rinchiudeva quel fastidiosissimo Caos e l'intera manica di pecoroni che gli facevano da seguito. Li sentiva chiaramente maledire lui e tutta la scuola ma non c'era davvero nulla che potessero fare e se anche fossero riusciti a sfondare la porta ci sarebbe stato qualcos'altro in serbo per loro; meno plateale di una sospensione annuale ma assai più doloroso. Gonfiò il petto come compiaciuto di se stesso e giocherellò con il suo nuovo mazzo di chiavi mentre si avviava alle aule del secondo piano.
<< Brutto porco schifoso! >>, urlò Carlo Caos. Stava picchiando furiosamente sulla porta dell'aula e non si sarebbe fermato fino ad averla distrutta se Dunpezzo non fosse intervenuto per calmarlo. Furioso d'ira verso un insignificante lardoso professore che si permetteva di sfidarlo, calciò via un paio di sedie per poi addossarsi spalle al muro a riflettere; Ivan riconobbe la scintilla d'odio nei suoi occhi e si limitò ad accendersi una sigaretta.

Da quando i nuovi provvedimenti del vicepreside erano entrati in vigore non era poi successo granchè nei corrodoi dell'istituto tecnico. I ragazzi se ne stavano tutti nelle proprie aule aspettando che le acque si calmassero; il loro scarso coinvolgimento nei fatti della notte precedente li rendeva spettatori privilegiati di quanto stava accadendo e molti passavano il tempo facendo ipotesi sul destino di Caos o della famiglia Rivolta. I fratelli Celeste erano capitati al pian terreno insieme ai membri di un neonato gruppo musicale e discutevano delle influenze musicali di artisti cocainomani morti da decenni.
Chiacchiere, qualche birra e la piccola Zhou Yu fuori dalla finestra per bussava per farsi aprire : bianca come un omaggio al gotico, tremava di freddo e batteva i pugni per poter entrare come se fosse questione di vita o di morte. Sommersa da decine di cappotti amici, la giovane cinese regalò ai presenti un faccino delizioso della durata di pochi istanti; ritornata subito seria, si preoccupò di raccontare di Sozzone e Buio, del motore nell'aula T-01 e dell'accordo tra i due.
<< Merda... >>, sussurrò Sando Celeste.

Postato da: rocketharken a 14:30 | link | commenti (1)
racconto

 

Archivi

oggi
marzo 2005
settembre 2004
agosto 2004